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Agli inizi del 1700 si faceva sempre più forte l’esigenza di riprodurre i territori con sempre maggiore esattezza. Le mappe e le cartografie fino a questo periodo  venivano realizzate senza veri e propri strumenti scientifici, e quindi soggette a pesanti aberrazioni, che avevano ripercussioni di varia natura, in particolare economiche. Possedere una carta topografica affidabile dei propri confini e delle proprietà divenne quindi per i regnanti un’esigenza sempre più concreta. Il territorio Sommese all’epoca era sotto la dominazione austriaca, che commissionò la realizzazione di una mappa fedele dei territori del Milanese e del Mantovano.  La costruzione di questa carta, successivamente chiamata “ del Milanese e Mantovano” realizzata secondo metodi scientifici di triangolazione, è un primo episodio di restituzione grafica moderna, e vera e propria pietra miliare della storia della cartografia. La nostra piramide geodetica è concreta testimonianza di questo processo, e per  questo importante monumento non solo del nostro territorio ma dell’intera comunità scientifica.

La vicenda degli astronomi di Brera

Nel 1773 il principe Von Kaunitz, Cancelliere di “Corte e Stato” a Vienna, la capitale dell’Impero Asburgico, decide di dotare i domini in territorio italiano ( Milanese e Mantovano) di una moderna carta topografica che ne delineasse in maniera precisa i confini e i riferimenti.  Nella previsione di costruire questa carta, che sarebbe stata redatta con metodi scientifici ( la prima in Italia), furono incaricati tre illustri personaggi: Barnaba Oriani, An gelo de Cesaris e Francesco Reggio. Si tratta di tre ex gesuiti ( la compagnia del Gesù fu soppressa nel 1773 da Papa Clemente XIV) che proseguirono  la loro insostituibile opera scientifica presso l’osservatorio astronomico di Brera a Milano ( voluto proprio dai Gesuiti qualche anno prima la soppressione dell’ordine). I tre astronomi, dopo un lungo viaggio per mezza Europa a raccogliere le informazioni sui più moderni metodi di misurazione, avrebbero intrapreso una campagna di misurazioni proprio sul territorio tra Somma, Lonate e Ferno. Qui avrebbero individuato tre riferimenti precisi, e creato una “base” sulla quale sviluppare tutti i triangoli che, grazie alla trigonometria, avrebbero permesso di rendere esattamente misurabile tutta la superficie del territorio Lombardo. I tre arrivarono a Lonate Pozzolo il 17 maggio 1788. Il primo riferimento che scelsero fu il campanile della chiesa di Nosate sul quale salirono qualche mattina dopo il loro arrivo. Dalla cima del campanile non era possibile vedere il campanile di Somma a causa della presenza di alcuni alberi. Pertanto si scelse come riferimento l’abside della chiesa di S. Stefano in Mezzana. Su questa linea immaginaria furono innalzati pali di riferimento e si iniziò per la prima volta con una misurazione scientifica del territorio.

La misurazione della base di Somma Lombardo

Il teorema di riferimento che i tre astronomi utilizzarono come base della propria attività è quello che “in un un triangolo qualsiasi, dato un lato e la misura dei due angoli adiacenti, è possibile ricavare la misura degli altri due lati”. Applicando questo teorema sul triangolo di riferimento preso sul territorio, derivò la fondamentale importanza di misurare con la massima precisione il riferimento della base sommese. I tre astronomi, nella relazione finale, racconteranno  come fecero: ” al termine della base si costruì fino a fiore di terra un pilasto, che porta scolpito in ottone il punto di limite avuta la cautela di lasciare per ogni evento un altro segnale nascosto… Gli estremi della base ed i campanili di Busto, Soma e di Nossate e di altri luoghi si legarono vicendevolmente determinandone gli angoli. Con che si cominciò l’altra parte dell’operazione geografica formata dalla serie  dei triangoli da estendersi a tutto lo stato.” 

Sulla linea immaginaria che collega il campanile di Nosate al coro della chiesa di S. Stefano, furono piantati dei pali ( 10 ogni 2/3 di miglio) la cui posizione fu stabilita grazie all’ausilio di un “inglese teodolite”. Questa fase di lavoro durò 8 giorni. Per altri 20 giorni circa mediante pertiche di acciaio  poste su cavalletti in legno furono fatte tutte le misurazioni dell’intero percorso secondo un andamento rigorosamente rettilineo. Durante questi lavori furono lasciati numerosi segnali lasciati come riferimenti e a ricordo di questa fatica. Nel 1833, riconosciuta la storicità dell’evento, e la sua importanza di natura scientifica, il Governo Austriaco decise di porre alle estremità della base una piramide monumentale  di granito il cui vertice corrispondesse ai due punti trigonometrici. In questa fase, passati ormai parecchi anni dall’esecuzione dei rilievi, non fu facile trovare i punti esatti.

La piramide di Somma

Il monumento attuale come detto, non è l’originale riferimento utilizzato dagli astronomi, ma è il monumento successivamente voluto dal governo Austriaco, a eterna memoria di queste vicende. Come questo monumento ve ne erano sicuramente altri due che segnavano il punto degli estremi della base. Di queste rimane solo la piramide di Somma. La piramide meridionale a Lonate fu distrutta probabilmente durante l’ampliamento del campo di volo militare di Lonate Pozzolo (campo della promessa) durante la seconda guerra mondiale, e quella centrale a seguito dell’ampliamento dell’aeroporto della Malpensa. Fu l’astronomo Carlini ad individuare la posizione dell’attuale piramide e delle altre due, cercando di recuperare i segni lasciati dagli astronomi di Brera nel 1788. 
La “piramide” reca due epigrafi: quella rivolta a nord, dedicata a Giuseppe II, rammenta che da lì era incominciata, Anno MDCCLXXXVIII, la misurazione della base ad opera degli astronomi milanesi; l’epigrafe posta a sud ricorda che, Anno MDCCCXXXIII, imperante Francesco I, era stata edificata quella “piramide” per individuare nel tempo l’estremo sud della base geodetica.
Tanto era importante questo manufatto che durante l’impero austro-ungarico che pare quattro gendarmi la piantonavano ventiquattro ore su ventiquattro.
Nel dopoguerra si ripeté la misurazione con strumenti satellitari e si riscontrò che gli astronomi di Brera fecero un errore di soli 34 centimetri.
Più tardi, con il passare degli anni, furono individuate altre sette basi geodetiche distribuite in tutta la penisola, che permisero di mappare l’intero Paese.